«Montalbano sono», con questa semplice frase, il commissario, da solo, è riuscito a raggiungere un grande successo, diventando un’originale rivisitazione italiana dell’agente 007 e della sua celebre presentazione: «io sono Bond, James Bond». Diversi fattori in comune hanno portato a questo risultato: la centralità della loro figura, le inquadrature dall’alto, le panoramiche dell’immenso paesaggio e il magnetismo della loro personalità, da cui dipende tutto l’intreccio. Solamente una colonna sonora dal suono accattivante ma allo stesso tempo stridente e l’utilizzo prevalente del dialetto siciliano nei dialoghi, sembrano voler distinguere Montalbano (Luca Zingaretti) dall’agente 007. Anche se il primo è di genere poliziesco e il secondo è soprattutto un film d’azione, nella serie del commissario, diretta da Alberto Sironi, si assiste ad un innovativo e avvincente equilibrio tra investigazione e movimento dato da un inaspettato clima di serenità e di divertimento. Ogni puntata, infatti, inizia rispettando il genere classico del giallo, con il ritrovamento di un corpo senza vita: il caso irrompe turbando la bellezza del paesaggio che circonda il porto di Vigata. Tuttavia, la gravità dell’omicidio viene immediatamente compensata dalla sottile ironia e comicità dei personaggi grazie ad una stretta rete di corrispondenze e contraddizioni che stuzzicano il regolare percorso delle indagini verso un più profondo mistero celato dall’apparenza. Contro una giustizia quasi assente e caratterizzata dalla non ufficialità, il commissario contribuirà in modo sostanziale allo sviluppo degli eventi, visti da una prospettiva esterna. Fermezza, umorismo, intuito e spavalderia, in accordo con il protagonista delineato da Andrea Camilleri, fanno emergere in lui una particolare eleganza che da bontà d’animo si tramuterà presto in velata minaccia per il potenziale assassino. Il registro informale che connota alcune sue frasi e la presenza del dialetto siciliano sono molto importanti al fine di ottenere una familiarità uniforme tra tutti i personaggi e instaurare un rapporto solidale, quasi confidenziale, non solo tra il protagonista e i suoi colleghi, eliminando ogni differenziazione professionale, ma anche tra Montalbano e lo spettatore esterno alla vicenda, mettendolo a suo agio persino di fronte a un’indagine per omicidio. Portando alla luce molteplici sospetti fondati e insinuandosi nella grave dinamica della tragedia appena accaduta, la comicità, il travestimento e il destino, anche grazie alla teatralità convulsa del collega Catarella (Angelo Russo), a dispetto della serietà, costituiscono i fattori principali per smascherare l’intricata trama del delitto con un sorprendente colpo di scena. Montalbano sorveglia, così, munito dei suoi neri occhiali da sole, il mare, che resta comunque l’unico vero protagonista dell’inquadratura. Nulla però impedisce che, una volta rimasto solo con se stesso, il commissario possa sentire il medesimo spettacolare paesaggio gravare sulle proprie spalle. In conclusione, dunque, la popolarità di questo fenomeno letterario e televisivo è data soprattutto dall’aver dimostrato che la comicità e la bellezza, la serietà e la drammaticità degli eventi rappresentano diversi aspetti ugualmente veritieri della realtà di tutti i giorni, la quale, spesso e volentieri, oltrepassa e mette alla prova i limiti della logica umana.