Se cerchiamo un Paese Occidentale dove l’aristocrazia conservi ancora saldamente il proprio potere politico, bisogna necessariamente attraversare la Manica e approdare in Inghilterra. Nella nazione che ha da poco votato per lasciare l’Unione Europea una delle due Camere del parlamento è riservata ai Lord. Gli ultimi discendenti delle grandi casate nobiliari britanniche hanno un ruolo tutt’altro che secondario nell’approvazione delle leggi, e mantengono in particolare il diritto di veto sulle leggi legate al bilancio. All’interno di questo quadro politico, già unico in Europa, spicca un’ulteriore anomalia: ben 26 seggi della Camera dei Lord sono riservati a vescovi e arcivescovi della Chiesa Anglicana, i cosiddetti Lord spirituali.
Ma attenzione a non farsi ingannare dal nome, in quanto non stiamo parlando di semplici cappellani o consiglieri spirituali dei politici, ma di veri e propri membri del parlamento con diritto di voto alla pari degli altri Lord. Infatti, oltre a guidare la preghiera di apertura della sessione parlamentare, i prelati partecipano al dibattito, propongono emendamenti e possono anche rivolgere interrogazioni al governo. Venuti a conoscenza di questa realtà, la domanda sorge spontanea: perché, in un Paese nel quale ormai più della metà dei cittadini non si dice più cristiano, il potere temporale della Chiesa è ancora così forte? La risposta, per quanto inadeguata, è profondamente radicata nella stessa cultura inglese: così vuole la tradizione. È la tradizione a volere la monarchia, anche se è ormai da secoli che la corona non interferisce con l’operato del parlamento. È la tradizione a volere che l’Inghilterra sia uno dei pochissimi Paesi nel mondo con la guida a destra. Allo stesso modo è sempre la tradizione a tenere gli alti esponenti della Chiesa Anglicana sugli scranni della Camera dei Lord. In un certo senso loro stessi sono parte della tradizione britannica, come d’altronde lo è l’intera Camera di cui fanno parte.
Se qualcuno può pensare che nel tempo i vescovi Anglicani si siano disinteressati dei propri poteri costituzionali, come d’altronde hanno fatto anche i sovrani, si sbaglia. Grazie alle riprese all’interno del parlamento è possibile osservare i prelati che dibattono sui più disparati disegni di legge. Per citare un esempio, durante la discussione del testo sul matrimonio egualitario per gli omosessuali, i vescovi si sono strenuamente opposti all’approvazione del testo, ricordando alla Camera l’incompatibilità dello stesso coi dogmi della religione di Stato.
Non rimane altro che domandarsi quale possa essere il vantaggio che i cittadini britannici traggono dall’avere ben 26 membri del parlamento nominati dalla stessa Chiesa che lottano per fermare il progresso sociale di un Paese ormai quasi del tutto secolarizzato. Una proposta per riformare la Casa dei Lord, lanciata dal governo di David Cameron nel 2011, non ha avuto successo. Ma forse agli Inglesi, tutto sommato, va bene così. D’altronde, lo vuole la tradizione.