La prima volta che sono entrata da Coffice, sono stata completamente presa in contropiede. Attratta dai morbidi colori e da un buffet ricco ed invitante, ero infatti convinta di entrare in un bar che funzionasse come tutti gli altri: entri, ti siedi, consumi, paghi e arrivederci. E invece no: la persona che mi accoglie, mi spiega che avrei dovuto pagare il mio tempo che avrei trascorso all’interno. “Ah”, ho risposto. Ma al contempo credo di aver fatto una grande espressione a forma di punto interrogativo, perché il ragazzo ha cominciato a spiegarmi, con un grande sorriso e tanta pazienza, cosa intendesse con quella frase.
Così sono entrata letteralmente dentro alla filosofia “il tempo è denaro”. Qua siamo infatti chiamati ad essere ancora più responsabili di come trascorriamo il nostro tempo… lo paghiamo! E allora dobbiamo essere proprio sicuri di sfruttarlo al meglio per quello che abbiamo intenzione di fare in quel preciso istante.

Date meglio un’occhiata anche voi.
 Capito adesso?

Quando sono tornata al Coffice per fare questa intervista ho trovato la stessa persona ad accogliermi è Alberto, il proprietario, il quale, di nuovo con il suo grande sorriso, si è reso subito disponibile a scambiare due chiacchiere con me. Mi ha spiegato che questa idea di pagare il tempo nasce in Russia, ma lui e Irene, sua moglie, sono venuti in contatto con questa “filosofia” dopo un viaggio in Francia. Coffice quindi rappresenta non solo la voglia di portare in Italia un format innovativo, ma anche il bisogno di due giovani ragazzi che, quando hanno deciso di mettere su famiglia, si sono dovuti reinventare, venendo da un mondo completamente diverso, quello dello sport. Il format l’hanno comunque un po’ rivisitato, per avvicinarlo maggiormente alle abitudini di noi italiani: se volete accomodarvi per bere un caffè volante, siete comunque i benvenuti. La personalizzazione di Coffice da parte di Irene e Alberto si nasconde in realtà un po’ ovunque: nei mobili (alcuni disegnati da loro), nei colori e negli eventi che Coffice organizza. Il loro desiderio è infatti quello di mettere a disposizione uno spazio dove le persone possano condividere insieme il loro tempo non solo per lavorare, ma per fare qualcosa che ci piace. Io ovviamente vi invito ad entrare con un libro in mano, un modo per lasciarsi alle spalle quei ritmi frenetici quotidiani da cui ci lasciamo troppo spesso trascinare. Entrateci anche a mani vuote, non importa, i libri e la lettura qua sono dei protagonisti attivi: all’interno troverete infatti dei punti di bookcrossing, nei quali lasciare i vostri libri terminati e prenderne dei nuovi gratuitamente. E se non volete vivervi un libro da soli, qua trovate anche della buona compagnia dal nome “menti aperte”, due club di lettura sui quali trovate tutte le informazioni sulla pagina Facebook di Coffice.
Beh, avete bisogno di altri motivi per provare Coffice? Io non credo proprio. Non perdete tempo, consumatelo.

Da leggere vi consigliamo…
Quando aumentano le persone coinvolte in un luogo, aumentano anche i titoli che vi consigliamo. Quindi questa volta ne avete ben tre.
Irene vi consiglia “L’ombra del vento” dello spagnolo Carlos Ruiz Zafon. Un romanzo ambientato tra gli anni ’40-‘50 a Barcellona, il cui protagonista è Daniel, un bambino di undici anni che entra in possesso del libro di Julian Carax, l’ombra del vento appunto. Ed è proprio da questo libro nel libro che parte tutta la sua avventura, la quale si intreccia nello stesso tempo con altre storie appartenenti ad uno dei periodi storici più bui della Spagna, quello della guerra civile.
Alberto cambia genere invece e vi suggerisce un giallo “Pioggia Nera” di Lehane Dennis. Il protagonista è Patrick Kenzie, un ragazzo che decide di indagare sul suicidio di una ragazza incontrata circa sei mesi prima. Per come l’aveva conosciuta lui, infatti, non credeva possibile che Karen potesse compiere un gesto del genere. E mano a mano che scopre tutto quello che le è accaduto in questi sei mesi, si rende conto che al caso non è stato affidato proprio nulla. Era tutto un piano.
Ora tocca a me invece. E io vi consiglio a gran voce “Al giardino ancora non l’ho detto”, di Pia Pera, si intreccia perfettamente con la filosofia di un tempo prezioso e inarrestabile. Prendetelo alla lettera questo titolo, perché l’autrice ci racconta veramente del rapporto con il suo giardino, a cui non ha detto che un giorno lei non andrà più a prendersi cura di lui: è malata di sclerosi laterale amiotrofica. Questo libro è un vero e proprio diario: è un regalo per tutti noi. Pia Pera ci fa entrare nelle sue emozioni più intense e profonde, di un tema come la morte, che da sempre accompagna la storia di noi uomini. Non ci ricorda quanto dobbiamo essere tristi e spaventati, ma quanto grati e capaci di vivere una vita che, soprattutto nel quotidiano e negli imprevisti, sappia andare avanti con audacia ed entusiasmo.
Perché la malattia e la morte possono colpire tutti noi e quello che ci distingue tra persone quindi non è solo quello che ci capita, ma quello che facciamo con le esperienze che segnano la nostra vita. Lei la sua malattia l’ha trasformata in un libro meraviglioso, che perdura nel tempo anche ora che non c’è più. Pia Pera vive ancora dentro al suo libro e leggerlo è il modo più grande per ringraziarla di questo grande coraggio che ha avuto di testimoniare che la vita, a volte, può vincere anche sulla morte.