Fino a pochi anni fa, le audioguide da tenere al collo e da appoggiare all’orecchio ci sembravano un ausilio fondamentale per seguire e immergerci appieno nel percorso artistico di un autore. Questo, grazie anche ai contributi forniti da noti critici e appassionati d’arte che prestavano la loro voce per arricchire la nostra esperienza. Tutti i musei ne erano e ne sono ancora oggi dotati. Tra questi, i più clementi le hanno incluse nel prezzo del biglietto.
Nel 2017, a fronte di tutte le invenzioni tecnologiche di cui disponiamo nella quotidianità, forse tutto ciò prende un leggero odore di naftalina. Avete presente gli armadi delle nonne? Oggi, infatti, sono molteplici le scoperte e i device che ci permettono di esperire l’arte non più solo da visitatori ma anche da protagonisti. Tra questi, lo sviluppo della realtà aumentata è certamente fatto da prendere in estrema considerazione. Lo sanno bene gli Uffizi di Firenze, l’Orto Botanico di Padova, il PAC di Milano e il Museo d’Arte Orientale di Torino, che hanno già attrezzato i loro ambienti con diversi elementi in grado di incrementare i contenuti a disposizione dell’utente. Questi possono essere visualizzati attraverso gli Smartphone o con innovativi dispositivi di visione (come occhiali a proiezione sulla retina, Oculus) o di manipolazione (guanti con sensori).
Ognuno aggiunge informazioni multimediali alla realtà già normalmente percepita all’interno di un qualsiasi percorso espositivo. Ad esempio, avvicinando lo Smartphone o il Tablet al pannello di presentazione dell’opera, l’utente acquisisce una descrizione dettagliata della stessa tramite fotografie, video e audio. Inoltre esistono versioni in grado di adattarsi alle specificità del visitatore, comprese limitazioni cognitive (ipovedenza, sordità, ecc.).
Un’ulteriore applicazione è pensata specificamente per il pubblico più giovane, quello dei bambini.
Infatti, la tecnologia si mette al servizio dell’arte anche per assecondare il principio dell’edutainment, cioè della coniugazione di contenuti educational in un contesto ludico (entertainment), consentendo di enfatizzare nella percezione del bambino, il senso di “scoperta” che un opera d’arte può evocare.In questo settore, Amalart – Italian Passion (https://www.amalart.it), fondata nel 2013, rappresenta un progetto innovativo. Nata con l’idea di valorizzare l’arte italiana nel mondo, attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie e i Social Network, punta tutto sul digitale, come chiave di successo per esportare bellezza e arte made in Italy.
La società porta la nostra arte, allestendo e organizzando solo “mostre 2.0” all’estero, creando una nuova esperienza per l’utente, il quale interagendo con una moltitudine di device viene calato completamente nel percorso e si scorda di trovarsi all’interno di un contesto museale. Ad oggi, Amalart ha già potuto affiancare il suo nome ad alcune tra le icone della nostra storia dell’arte, su tutti: Leonardo da Vinci e Amedeo Modigliani.