Arrestati per un bacio amichevole e una mano sulla spalla. La disavventura occorsa a Thinhinane Makaci and Moumouh Kadi non è un semplice episodio, ma la messa a fuoco di un problema culturale più ampio. Ma andiamo con ordine. Il 27 marzo i due giovani si trovano per le strade di Algeri, ma si devono salutare per seguire i rispettivi impegni. E galeotto fu l’arrivederci: la mano sulla spalla e un bacio “amichevole”, riportano siti d’informazioni algerini e le dichiarazioni rilasciate successivamente dai due giovani, e scattano le manette.
Situazione surreale persino per una nazione araba con forte impronta islamica come l’Algeria. I due ragazzi esterrefatti vengono portati alla stazione della polizia con le accuse di “aver turbato l’ordine pubblico e attentato al pudore”: da nessuna parte nelle norme algerine c’è scritto che sia vietato toccare la spalla di un amico o dargli un bacio in pubblico. Il fatto appare tanto strano che Abdu Semmar su Alegerie-focus.com si chiede raccontando la storia se “la Direzione nazionale della Sicurezza abbia messo in atto una politica di controllo dei costumi ad Algeri senza aver avvertito gli algerini”.
La buona notizia è che dall’inizio i due giovani non si sono persi d’animo: hanno preteso di sapere quale fosse la presunta legge da loro infranta. Di fronte alle loro proteste e alla evidente inesistenza della legge gli agenti si sono arresi e li hanno rilasciati. La storia però non è finita lì: Thinhinane e Moumouh proseguono la battaglia per quello che ritengono un fatto gravissimo.
Senza memoria si potrebbe depennare come l’ennesima violazione dei diritti umani in un Paese islamico. C’è un però. Quello dei mores moderni è un tema molto dibattuto e che poco tempo fa ha visto una nota università milanese intervenire pesantemente sul tema. Ai suoi iscritti è stato infatti chiesto di non lasciarsi andare ad effusioni negli spazi dell’ateneo. Improvvisamente il rigurgito di tradizionalismo dei poliziotti algerini già appare in un altro modo. E ripropone un tema su cui si dibatte da secoli.
Già Catone ed altri si erano erti a difensori dei costumi antichi di Roma contro le spinte ellenistiche. A seconda dei periodi storici, e relativi vincitori, Catone e Scipione recitavano la parte del buono o del cattivo. Negli ultimi settant’anni quest’ultima è toccata al Censore: la corsa a destrutturare aveva preso il sopravvento su tutto perché sembrava il percorso migliore per ottenere una società con più persone libere. E più libere. Come sia poi finita non è il tema di questo articolo.
Semmai il problema sono i due giovani algerini: in questo momento molte nazioni arabe hanno ormai subito il contagio culturale europeo. Intere generazioni che hanno visto un sistema di vita meno aderente ai precetti religiosi, o presunti tali, e non sono più disposti a tornare indietro. Infatti Thinhinane e Moumouh proseguono la battaglia. Così come la carne da cannone non è mancata a Obama quando ha soffiato insieme a Sarkozy sul fuoco delle rivolte arabe. La diminuzione generalizzata della ricchezza e la diffusione dei valori occidentali hanno convinto molti giovani a partire per il fronte.
E all’interno della società araba è partita una lenta, ma inesorabile, corsa alla destrutturazione. Come nell’Italia anni Cinquanta era perfettamente normale che un padre decidesse anche i matrimoni dei figli, così è ancora in molte parti del mondo arabo. (Per altro in alcune parti d’Italia è ancora così). La novità degli ultimi anni è che le lotte per i diritti, che anche in questo caso coincidono con la destrutturazione della società, ormai sono diffuse e hanno toccato persino Paesi come l’Arabia Saudita.
Nel frattempo però l’Europa è arrivata alla fine di questa corsa, tanto è vero che persino il Papa è diventato “di sinistra” (ve lo vedete Erdogan che apre agli omosessuali?). La crisi sistemica delle grandi nazioni ha evidenziato tutti i limiti delle destrutturazione senza un progetto sociale per il dopo. Infatti tornano a sventolare bandiere sovraniste ovunque. Come i due mondi potranno continuare a convivere è una delle grandi questioni di questi tempi, perchè pur essendo in momenti storico-culturali diversi condividono lo stesso presente.