Filippo Bruno, in arte Willow, è un giovane ma già famoso artista italiano. Si è diplomato presso la Scuola del Fumetto e Illustrazione di Milano nel 2000. Affermatosi nel panorama artistico italiano con lo pseudonimo Willow, realizza opere in pieno stile neopop collaborando con gallerie d’arte e aziende di design in Italia e all’estero.
Riportiamo qui di seguito un breve critica tratta dal suo sito (http://willow-artblog.com/) per meglio conoscere il suo stile: “Willow ci trasporta in un mondo parallelo, densamente abitato e popoloso, fatto di colori piatti e di un segno grafico preciso, lineare, senza interruzioni, dove ogni elemento ha le sue linee chiuse – ma comunque c’è

Un bel caos - 2017 - cm. 60 x 60
Un bel caos – 2017 – cm. 60 x 60

spazio per tutti! Questo mondo è abitato da esseri molto particolari, a metà tra il microorganismo e il virus, che si “parlano”, attraverso i baloons, ma senza utilizzare le onomatopee codificate del fumetto, quanto piuttosto attraverso suoni che finiscono per identificare, nominare e definire l’essere che lo pronuncia. In questo mondo densamente popolato, non mancano le sfide sociali, ed è interessante vedere come in un moto di ribellione all’ordine costituito, siano gli esseri più piccoli a protestare contro i maggiorenti tentacolati che rimangono afasici davanti a tale arditezza verbale.

Il "murales" regalato alla scuola Ciresola realizzato da Willow
Il “murales” regalato alla scuola Ciresola realizzato da Willow

Le immagini che Willow ci propone sono apparentemente ludiche, ma grazie alla serietà di fondo – anche formale – che le caratterizza, sono dotate di indubbia forza comunicativa e di grande, divertente fascino.” – di Aldo Torrebruno e Anna Epis -.
Lo abbiamo incontrato Giovedì 11 e Venerdì 12 Maggio 2017 presso la scuola Istituto Comprensivo Ciresola in Via Venini a Milano dove, grazie alla preside Dott.ssa Anna Polliani e la vicepreside Dott.ssa Barbara Lamenta che hanno dimostrato un elevato grado di sensibilità all’arte come espressione di cultura e rinnovamento e un nutrito gruppo di genitori volontari facenti parte del Ciresola Fun Lab capitanati da Petra Loreggian (nota voce di RDS – Radio Dimensione Suono) che hanno preparato nei giorni precedenti senza sosta e fino allo sfinimento la scuola e il “muro – tela” destinato ad accogliere l’opera, Filippo ha dapprima dedicato la giornata di Giovedì ad un incontro in classe con i bambini per raccontare il proprio percorso artistico e spiegarne l’applicazione nel mondo del lavoro. Venerdì invece, grazie anche alla Maimeri che ha fornito i colori, ha regalato una sua opera alla scuola dipingendo un fantastico “murales” nel suo stile inconfondibile proprio nell’atrio della scuola stessa. Come dire un vero attacco d’arte questa volta da un grande artista per i bambini!

 

Abbiamo avuto la possibilità di potergli rivolgere alcune domande e pubblichiamo qui di seguito l’intervista:

Cosa ti ha spinto a fare “arte”?
Fin da piccolo la passione per il disegno era forte ed è diventata professione dopo la Scuola del Fumetto di Milano che ho finito nel 1999. Da freelance ho collaborato  con case editrici e studi di pubblicità ma poi sono gradualmente passato a sviluppare qualcosa di mio, portandolo su tela e presentandomi al circuito dell’arte contemporanea che inizialmente non vedeva il fumetto su tela di buon occhio. Poi grazie ad alcune ottime collaborazioni iniziali si e’ aperta una strada che porto avanti tutt’ora come professionista.

Quali sono i tuoi riferimenti in campo artistico?
Sono tanti i maestri da cui prendo spunto e molto diversi tra loro. Ovviamente alla base ci sono sempre stati i grandi maestri del fumetto italiano come Jacovitti, Sergio Toppi, Giorgio Cavazzano e molti altri contemporanei. Nella pittura, mi sono ispirato inizialmente a Keith Haring e Roy Lichtenstein, sbirciando anche Warhol. Poi per alcune opere ho studiato Mirò, Picasso e Fernand Leger. Ma anche Balla e Boccioni… insomma dipende molto da che cosa voglio provare ad esprimere in quel momento e quindi all’esigenza che ho di utilizzare certi tratti o colori.

Giusto un attimo - 2017 - cm. 100 x 100
Giusto un attimo – 2017 – cm. 100 x 100

A quali espressioni artistiche ti senti più legato?
Al fumetto, senz’altro. E’ ritenuta anche una forma d’arte del XX secolo.

Cosa consideri arte contemporanea?
Come elemento base l’opera deve  esprimere quel qualcosa che suscita nello spettatore una visione dell’oggi  o futuristica del mondo; è l’opera che comunica e rappresenta la quotidianità, la società attuale, riportandone vizi e virtù ma non per forza. Anche la scelta di certe tecniche piuttosto che di altre è fondamentale.

Quali sono le tue fonti di ispirazione e dove punta oggi la tua ricerca?
Non ho fonti di ispirazione precise, vengono dal mio quotidiano. Dall’esame di vecchie opere che riprendo ed elaboro diversamente ma a volte anche da un’espressione, da una battuta fra amici! Ho già provato altre tecniche oltre la pittura come l’acquaforte o il collage. Ora sto portando avanti un progetto a quattro mani con un artista, ma per ora non posso dirvi di più!

Quale consideri la tecnica che esprime meglio il tuo pensiero?
Senz’altro la pittura e come tecnica lo smalto, per la sua stesura che non rivela la pennellata ma rimane piatta e apparentemente senza profondità.

Chi è il destinatario primo della tua opera?
Sono io in primis. Mi diverto un sacco durante ogni realizzazione e questo mi piace, provo soddisfazione a guardare l’opera finita.  Poi coloro che mi seguono, amici, clienti, collezionisti, collaboratori e galleristi. Con loro ad ogni opera nasce un commento, un confronto, un suggerimento e questo mi fa senz’altro crescere.

Per quale contesto nasce la tua opera?
Ogni opera nasce da me e il primo a goderne sono io. Quindi viene presentata al mio seguito di contatti, galleristi e sui social quindi nulla viene riservato a pochi o tenuto in qualche modo segreto. Poi in un secondo momento le opere vengono gestite da gallerie, enti o mercanti.

Una ristretta cerchia - 2017 - cm. 130 x 130
Una ristretta cerchia – 2017 – cm. 130 x 130

Qual è il circuito che oggi meglio coglie la tua ricerca?
In questo momento non c’è molta chiarezza sulle figure professionali che si incontrano nel mondo dell’arte. Tempo fa la figura dell’artista, del gallerista e del critico d’arte erano abbastanza delineate e collaboravano, certo nel loro interesse, ma anche per quello  dei loro collezionisti e vi era un rapporto di fiducia. Erano però gruppi chiusi, che raramente aprivano a nuove correnti.  Oggi c’è molta confusione. In tanti creano eventi e tutti sono curatori e tutti sono artisti. Per cui, per quello che mi riguarda, il canale migliore che fino ad oggi mi ha dato anche molte soddisfazioni è quello diretto dei social network. Arrivi diretto e a chi può essere interessato alle tue opere,  a chi ti vuole seguire, agli addetti del settore, in Italia e all’estero, senza esporti economicamente e mostrando le foto dei tuoi lavori. Poi chiaramente, in un secondo momento tutta la mia produzione  viene gestita dalle gallerie con cui ho un rapporto di amicizia e  fiducia.

Quale consideri la tua opera aperta?
Non c’è un’opera in particolare. Le folle, come le chiamo io, ovvero gli assembramenti di forme e colori che facevo fin dall’inizio e che periodicamente tornano nella mia opera, è il tipo di segno che più mi dà soddisfazione e che più mi rappresenta e distingue.