ITALIAN VERSION

Quando si analizza un nuovo argomento è spesso consigliabile dare uno sguardo alla sua storia, e la Riforma Protestante va dunque inserita in un riquadro storico. Come anticipato nell’introduzione a questa serie, mi focalizzerò su un argomento, tentando di approfondirlo il più possibile. In questa intervista esclusiva con uno dei massimi esperti di storia del cristianesimo, ci siamo concentrati in particolare su come siano cambiati nel tempo il ruolo e la funzione del clero. Questi furono dibattiti centrali al tempo della Riforma, tanto che tutti i teologi che si dissociarono dalla Chiesa Cattolica li richiamano nei loro scritti. Con l’aiuto del professor O’Loughlin tenteremo di capirne qualcosa in più.

ML: Professore, all’inizio il cristianesimo si sparse prevalentemente nei ceti bassi della società Romana, diventandone la religione ufficiale solo diversi secoli più tardi. Riuscirebbe ad individuare un momento preciso nel quale si noti che l’aristocrazia Romana aveva iniziato a influenzare la Chiesa?
TO: Se dovessi dare una risposta secca direi il Sinodo di Elvira nell’anno 306. In questo concilio era già chiaro che i vescovi si ritenevano completamente separati dal resto dei credenti, in una maniera simile ai pontifex Romani. In quella sede descrivevano il processo per divenire membri del clero come divenire membri di un ordo (ordine ndt); per la precisione, un ordine sacro.
ML: Perché questa distinzione è così importante?
TO: Questo fu un cambiamento molto significativo, in quanto nella società Romana gli appartenenti ad un ordine erano i membri dell’aristocrazia, o della classe dominante che controllava la burocrazia. Dal momento in cui non si diviene solamente membri del clero, ma si viene ordinati, la Chiesa inizia ad avere una struttura gerarchica con vari livelli di potere; adesso il clero è socialmente diviso dal laicato. Altro elemento interessante è il cambiamento linguistico che sta avvenendo: coloro che prima si chiamavano ministri ora si chiamano preti o sacerdoti. Per giustificare tutto questo, ancora oggi la Chiesa deve ricorrere alle prescrizioni per le società ebraiche contenute nel Levitico e nei Numeri.
ML: Sembra che questo per lei sia problematico…?
TO: Da un punto di vista strettamente teologico è un problema enorme. Infatti, mentre Gesù si lasciava chiamare con molti nomi, chiariva sempre di non appartenere al clero; non solo, spesso il clero viene presentato come il principale oppositore di Gesù nei Vangeli. Inoltre, uno degli insegnamenti principali del nazareno era una uguaglianza radicale dei fedeli di fronte a Dio, secondo la quale ogni credente è un prete agli occhi del Signore. Nei primi anni di vita della Chiesa, San Paolo predicava che i migliori cristiani, coloro che avrebbero guidato la comunità, sarebbero dovuti essere come schiavi o servitori per gli altri. Come è facile capire, questa è una visione diametralmente opposta a quella che emergerà a partire dal quarto secolo.
ML: Lei lo ha descritto come un problema teologico, ma ha anche una componente sociale?
TO: Vi furono degli impatti sociali a dir poco cruciali. Dopo il Sinodo di Elvira per benedire un edificio, una spedizione, o celebrare un funerale, i credenti avevano bisogno di un intermediario con Dio che si trovasse in una posizione più elevata di loro. Così nacque una vera e propria aristocrazia divina.
ML: La Riforma Protestante quanto cambiò il modo in cui i Cristiani vedevano la figura del prete?
TO: La mutò profondamente. Una delle posizioni teologiche più comune fra i teologi riformati, Calvino su tutti, era proprio che Gesù è l’unico prete. Raggiungiamo uno stadio più vicino al Signore al momento del battesimo, non attraverso l’ordinazione. Si potrebbe anche dire che dopo la Riforma il Cattolicesimo venne identificato con la figura del prete a tal punto che, ancora oggi, se dici ad un cattolico di essere anticlericale, lui crederà che tu sia anti religioso.
ML: Questa visione del clero è mai stata criticata da teologi cattolici?
TO: Essa rimase per lo più indiscussa dal Concilio di Trento fino al Concilio Vaticano Secondo, dove si tentò di affrontare, e cambiare, la posizione. Tuttavia, già nei primi anni del pontificato di Giovanni Paolo II risultò chiaro che la vecchia visione di una chiesa divisa in due fra clero e laicato era tornata. Il successivo pontificato di Benedetto XVI non fece altro che riaffermarlo. È importante notare che leggendo molti documenti ufficiali della Chiesa sembrerebbe che essa stia tentando di distanziarsi dalla figura del prete (in favore di quella del presbitero ndr), ma la cultura cattolica è molto diversa dottrina ufficiale.
ML: Sta dicendo che esistono di fatto due versioni della Chiesa Cattolica?
TO: È chiaro che esista una differenza netta fra quei membri del clero che si considerano preti da quelli che pensano a sé stessi come presbiteri. Ad oggi ci sono di fatto due visioni contrapposte all’interno della Chiesa cattolica che lottano per la supremazia. Nel frattempo, noi teologi stiamo ad osservare.

ENGLISH VERSION

When you tackle a new topic, it is often best to consider its history, and this is why you should put the Protestant Reformation in historical context first. As we said in the introduction to the series, in each article I will focus on just one topic, trying to present as much depth as possible. In this exclusive interview with one of the most renown experts of the history of Christianity, we have focused on the changing perception of the role and figure of priesthood. These debates were at the centre of the Reformation, so much so that virtually every reformed theologian mention them in their works. We will try to understand more on this subject with the help of professor T. O’Loughlin.

ML: Professor, in its early days Christianity spread in the lower levels of Roman society, only later becoming the official religion of the empire. Could we pinpoint a specific moment, or event, that shows us when the Roman gentry started influencing, or being influenced, by Christianity?
TO: If I had to pick a defining date I would pick the Synod of Elvira (Spain), in 306. In this Council, it was clear that the Bishops considered themselves to be wholly different and separated from lay believers, mirroring the separation of the pontifex in Roman society. They described the process of becoming priests as becoming members of an ordo, in this case a holy ordo.
ML: Why is this distinction so important?
TO: This is a major change, because, in Roman society, the members of the ordo where the gentry, the ruling class of the empire that controlled its bureaucracy. Once the ministry becomes a holy order, Christian society itself starts having an aristocratic structure, with higher and lower offices. Now the clergy was functionally and socially distinct from the laity. It is important to remember that there is a significant change in language going on at this time: those who once called themselves ministers, deacons, or presbyters now think of themselves as a priesthood, a sacerdotium. Interestingly, to justify this the Church uses the books of Leviticus and Numbers, that describe the social and religious structure of the Jewish communities, and apply them to the Christian world.
ML: You seem to be implying that this is problematic…?
TO: From a strictly theological standpoint this is a major problem. Why? Because, while Jesus allowed himself to be called with many names, he was always keen to emphasise that he was not part of the priesthood; indeed, in most of the stories told in the Gospels, it is the religious leaders of I century Palestine that play the role in opposition to Jesus. Moreover, one of the main themes of his teachings is a radical equality of people before God. All the people who follow Jesus will be priests before God, and will be able to pray directly to him. In the early Church, Paul preached that Christians should be servants, or ‘slaves’ to one another, and that their leaders shall be the best ‘slaves’. As we can see, this is completely opposite to the conception of priesthood that started emerging in the early IV century.
ML: Does this theological problem, as you described it, have any sociological implications?
TO: This has enormous social repercussions. Now, after the Synod of Elvira, to consecrate a building, perform a funeral, or bless an expedition, Christians required an intermediator, someone who belonged to a higher spiritual status than themselves. In this sense, we can say that the clergy became God’s aristocracy.
ML: How did the Reformation change the way Christians thought of the role of the clergy?
TO: It was hugely significant. One of the main theological claims of reformed thinkers, and Calvin in particular, was that Jesus is the only true priest; we become a priestly people through baptism, not by joining a holy ordo. Therefore, we can say that after the Reformation Catholicism was almost identified with the priesthood, to the point where, even today, if you say to a Catholic you are anti-clerical, you are believed to be anti-religious.
ML: Has this view ever been challenged among Catholic theologians?
TO: It went more or less unquestioned from the Council of Trent to Vatican II, where the issue was officially brought up. However, within the first couple of years of the pontificate of John Paul II, it is clear from some official documents that the old vision of a two-tier Church was back as the official position of the Vatican. This line was only strengthened under Benedict XVI. It is worth mentioning that if you read formal documents after Vatican II, you would think the Catholic Church is trying to move away from the priesthood, but the culture is very different from the doctrine.
ML: So, we could almost say that there are two different Churches?
TO: There is certainly a clear difference between those clergymen who see themselves as priests and those who only see themselves as presbyters. Nowadays there are two opposing theories in the Catholic Church fighting for supremacy. Meanwhile, us theologians keep watching.