In occasione del prossimo convegno internazionale avente come oggetto “Fronteversismo, arte e welfare” che avrà luogo questa estate (2017) in Gravina di Puglia (Bari), in collaborazione con il museo e fondazione Pomarici, è per me cosa profonda e gradita fornire il mio semplice contributo per alimentare finalità così alte come quelle che l’iniziativa propone.
Ancor di più è affascinante l’accostamento tra il Fronteversismo, movimento artistico-culturale di promozione della pace universale e il “welfare”, così importante nell’era della globalizzazione e dei cambiamenti degli equilibri del mondo.
Dal momento in cui ho ricevuto la bozza del progetto dal fondatore del Fronteversismo, Giuseppe Siniscalchi, ho percepito la fisiologica evoluzione del movimento nel costituirsi come filosofia di vita, una sorta di leitmotiv da far proprio nella personale esperienza umana e professionale.
Partendo dal grande sogno di Giuseppe Siniscalchi, far diventare la cittadina di Gravina – suo luogo natale,- già “crocevie di culture e civiltà millenarie”, un luogo che sia “un esempio di aggregazione ed utilità sociale, attraverso il Fronteversismo-arte”, questo meeting internazionale – considerata la portata dei contributi dei relatori- è un’opportunità non soltanto per la realtà locale che lo ospita ma, attraverso la vicina Matera (città della cultura 2019) e da essa all’Italia, all’Europa e al mondo, anche per tutti coloro a cui giungerà una sola scintilla, per vie traverse e imperscrutabili, del messaggio divulgato.
Un movimento, la cui natura è insita nella pace universale e nell’amore per l’essere umano in quanto tale, lungi dall’essere una propaganda retorica e fine a se stessa, presenta nel suo DNA le possibilità potenziali per uno sviluppo delle relazioni umane i cui risvolti benefici, in antitesi al male costantemente diffuso nel mondo, non possono essere definiti apriori.
Il Fronteversismo, ossia il fronte e il verso della pittura – i quadri di Giuseppe Siniscalchi sono letteralmente un balsamo per l’anima – dall’arte si è spontaneamente aperto alla bellezza della cultura nel senso olistico del termine, in quanto amare l’arte e la cultura significa sostanzialmente amare il prossimo che l’ha prodotta o a cui è stata destinata.
Così accade che le tele raffinatissime del nostro artista-fondatore, portatrici di un messaggio universale come la fusione tra due culture soltanto apparentemente inconciliabili come quella dell’Oriente e dell’Occidente, siano in affinità naturale con le problematiche drammatiche e urgenti quali i flussi migratori e la fame nel mondo.
Giuseppe Siniscalchi è profondamente convinto, come dargli torto, che l’arte libera lo spirito e lo volge alle cose belle e edificanti ed è per questo che ha promosso, da qualche anno a questa parte, i suoi workshop fronteversisti in diversi punti del globo, da Milano al Giappone alla Thailandia.
Educare all’arte, intesa come manualità artistica e fruizione spirituale nel contempo, specialmente nei bambini – ancora dotati di quell’innocenza pura che si meraviglia della semplicità – è un compito che dovrebbe corrispondere ad un impegno civile, etico il cui investimento è proporzionale alla qualità di una futura società.
La forza e l’energia del Fronteversismo risiedono nella purezza semplice del messaggio proposto di cui i dipinti fronteversisti, veri oggetti d’arte, sono un’esplicita manifestazione.
Avendo avuto l’onore di seguire il movimento fin dai suoi esordi ed essendo stato, per caso o per destino – non è da escludere che il caso sia contemplato nel destino di un uomo – uno dei primissimi firmatari, non mi stupisco dell’evoluzione umana e solidale che ha assunto nel tempo e di cui non è possibile, come dicevo in precedenza, dedurre gli sviluppi futuri.
Recensendo nel catalogo “Fronteversismo” (2014) le opere di Giuseppe Siniscalchi, ho fatto esperienza, durante la gestazione del lavoro di scrittura, di cosa sia la liturgia della pittura, da intendere come la professione di un culto celebrato dall’artista, ogni volta, con la stessa, volitiva, dedizione spirituale.
L’opera, intesa come prodotto finito, in cui la tela coincide con il telaio perché la pittura prosegue nel verso della tela – Antoine de Saint Exupéry, l’autore del “Piccolo principe,” direbbe che “l’essenziale è invisibile agli occhi” –  rivela in ogni centimetro quadrato l’essenza di un’adesione ad una causa umana di cui il fruitore coglie gli effetti sublimati nell’atto artistico.
In sostanza, le finalità di questo incontro internazionale, mi piacerebbe definirlo in maniera ancor più sintetica “Gravina 2017”, conoscendo l’amore del fondatore per il suo luogo natio – le sole parole “mio adorato paese di nascita che mi ha dimostrato amore e affetto” sono emblematiche di tale amore – devono essere lette come trasposizione di questo meraviglioso elogio figurativo della saggezza e della sapienza orientali e occidentali.
Il percorso espositivo delle opere fronteversiste, previsto nella bozza del progetto, potrà essere di sostegno fondamentale alla comprensione delle ragioni più profonde del movimento che, nasce dall’idea di un uomo soltanto ma che, per volontà dello stesso, vuole largamente estendersi a quella parte di umanità, solidale e consapevole delle qualità presenti o potenziali in ogni individuo, in grado di proporre, con l’impegno quotidiano, la bellezza di una proposta di vita.